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Dicono di noi...

Dal sito: CISTERNAONLINE.NET

L’Associazione Culturale "Esso Chissi de Cisterna , parteciperà’ al Natale Cisternese con tre Iniziative. La Prima sabato 12 Dicembre ore 17,30, sotto il portico dell’ex Comune. Verrà’ posizionato un banchetto per raccolta firme e distribuzione volantini sul tema: Il nome originale di Cisterna, si vuole tornare all’origine del nome senza l’aggiunta "di Latina". Questa iniziativa eraCisterna  e.......BASTA gia’ stata fatta dal "Comitato per Cisterna " presieduto da Umberto Pichi.
La seconda sarà’ una mostra di pittura ed esposizione di libri . Inizio Domenica 13 Dicembre ore 18,00  presso la Sala della Loggia di Palazzo Caetani. Titolo della mostra " Cisterna e il suo Territorio", nel corso della quale verranno distribuiti opuscoli informativi e volantini pubblicitari del Gruppo.  La terza iniziativa riguarda una serata all’interno della mostra riguardante la "Storia del nome di Cisterna" , interverranno altri scrittori locali. L’Associazione si prefigge lo scopo di valorizzare la Storia, la Cultura, il Costume, il Dialetto e le Tradizioni di Cisterna, così come scritto nel nostro Statuto.

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Dal sito: http://periodicoitaliano.info/

[...] L’altro evento che s’è svolto nelle sale di Palazzo Caetani è la Mostra “Cisterna e il suo Territorio - Storia del Nome“. Una esposizione di quadri e libri tutti dedicati a Cisterna. Spostata alla domenica pomeriggio, per evitare la concomitanza con l’altra imponente e affollatissima organizzata dalla ‘La Mimosa’.
Interamente allestita nella Sala della Loggia, è stata più un occasione per la neonata associazione “Esso Chissi de Cisterna” per uscire allo scoperto e promuovere la loro prima vera ‘campagna’ a favore di Cisterna: il cambio del nome della città. La storia millenaria di questa città, seconda solo a quella di Roma, l’ha vista avere molti nomi succedersi: da quel Tres Tabernae, sito originario dell’ubanizzazione in età imperiale, dell’area pontina, fino ad essere chiamata, in età per così dire moderna, Cisterna di Ninfa, poi Cisterna di Roma, Cisterna di Littoria ed infine Cisterna di Latina. È il presidente Carlo Buonincontro che saluta tutti, nella gremita Sala della Loggia, accompagnato dal vice Umberto Pichi ( anche della loro mostra parleremo nei prossimi giorni tra le pagine di Tra Gli Scaffali; ndr.). Ma non solo da persone comuni, sopratutto da moltissimi degli amministratori, Sindaco Merolla in testa, che seppur non ce n’era davvero bisogno ha voluto ringraziare tutti e soprattutto sottolineando il prezioso lavoro della sua segreteria: Noto, De Luca e Sgarbi, che non mancano mai puntigliosamente d’informare tutti gli assessori delle attività che si svolgono nella città sopratutto nel fine settimana, e vista la presenza massiccia di domenica pomeriggio, un lavoro capito e apprezzato. Se Sabato il Sindaco è comprensibilmente rimasto in disparte lasciando a Carturan l’onere di ricordare, domenica ha fatto da vero Ospite per la cultura: “ Il proliferarsi delle associazioni culturali o sportive che s’è creato con l’inizio della mia legislatura, è da prima una stimolo costruttivo che recepisco e accetto e dall’altra un segnale chiaro del affetto e fiducia che sento da tutta la città”.
Quel ‘tutta la città’ Merolla non lo cita a caso. L’associazione chiede oltre all’attenzione alla petizione popolare per dare a Cisterna un ’suo’ nome, e quella d’avere dei locali da poter adibire alle attività che si prefissa: la valorizzazione della storia, della cultura, del costume, del dialetto e delle tradizioni di Cisterna.
“Bisogna capire che Cisterna è tutta”, prosegue Merolla, “la città va vissuta tutta. Non c’è solo la parte vecchia o il Corso, dove tanto passa e tanto è passato. La città è cresciuta ovunque e ovunque va vissuta, in egual modo”, sottolineando così che quartieri come Cerciabella o San Valentino, hanno spazi che possono essere usati e che hanno sopratutto ‘voglia’ d’essere vissuti. Niente figli e figliastri dunque, tanto che molti dovranno abbandonare l’idea di avere uno spazio fisso all’ interno di Palazzo Caetani. “C’è stato concesso dalla Regione Lazio di trasformare Palazzo Caetani in polo museale”, prosegue, “questo significa che Palazzo Caetani sarà molto più d’un semplice museo,saremo obbligati ad aprirlo al pubblico almeno per 24 ore settimanali, ecco perché questa sfida dobbiamo affrontarla tutti insieme, voi associazioni e noi amministratori”. Chiaro conciso, breve. Coinvolgimento dunque, lo stesso che ‘pretende’ da tutta la maggioranza ed ovviamente s’augura dall’opposizione nei tempi futuri, un coinvolgimento costruttivo.
Rodolfo Marini, il neo assessore alla Cultura, da buon cisternese si dimostra attento alle richieste dell’ associazione Esso Chissi, già dal nome che, sottolinea, tradisce senza dubbio la ‘cisternesità’ d’intenti: Esso Chissi, era l’appellativo dato ad un gruppo di musici che allietavano avventori delle trattorie e fraschette della zona, che non avendo un nome per il gruppo, si presentavano così ogni volta, appunto: esso chissi, come dire siamo noi. Chiudono la serata le parole del consigliere Antonio Lucarelli, fresco di nomina con delega proprio all’Associazionismo, che rileva il bisogno di ripetere quello ch’è già stato fatto in consiglio dei Capogruppo, dove era già stata presentata una mozione per il cambio di nome, chiedendo alla Associazione, una relazione particolareggiata da presentare proprio all’amministrazione, sulla quale poi discutere in consiglio dei Capogruppi prima e se approvata poi in dibattito in aula consigliare. Piano dunque Cisterna sta perdendo il suo ancestrale vestito di ‘paese’ per entrare nel millennio appena iniziato con l’intenzione di viverlo da padrona e non da ancella.

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È verso l’anno mille che il nome di Cisterna inizia a comparire nei documenti ufficiali, anche se per alcuni secoli a divenire le gerarchie eclesiastiche continueranno a chiamarla con il suo antico nome : Tres Tabernae. Le cronache storiche testimoniano che il nome Cisterna fu sempre accompagnato da quello di Castrun, Oppidum o da Terra. L’enciclica del 1159 dell’antipapa Vittore IV condannava la nomina al soglio pontificio di Alessandro III avvenuta proprio a Cisterna: “… in Castrum nomine Cisternae”, era il 19 ettembre 1159, difeso dai Frangipane che avevano preso possesso del feudo nel 1146, consacrato Papa a Ninfa. È grazie a Cristiano di Magonza, rappresentante di Federico Barbarossa in terra italica, che nel 1165 Cisterna subì la sua prima distruzione, come Ninfa d’altronde ( che da allora non fu mai ricostruita ), e per il quale ebbe il suo nome futuro: “Cisternam Neronis, ubi Alexander papa fuerat consacratus, totam terrae coaequavit”.

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Cisterna crebbe per tutto il medioevo, prossima alla fossa di Nerone, un antico serbatoio che l’imperatore aveva costruito per rifornire d’acqua la sua villa ad Anzio e come parte d’una operazione più vasta: la bonifica di tutto il territorio pontino. Fossa di Nerone era dunque il nome che abitanti e viandanti davano al borgo piccolo ed operoso e la sua cisterna d’acqua che per inciso venita chiamata ‘fossa’, dal latino: scavare, che ne segnava l’importanza e il nome. Nome che fu traslato dalla ignoranza popolare e dall’uso comune, in Cisterna di Nerone grazie ad una definizione geografica in uso al tempo. Le terre a sud di Roma si definivano Terrae cis- Aeterna, facile capire che da Fossa di Nerone a Cisterna di Nerone il passo sia breve, com’è breve il passo per l’altro nome, quello che assunse nel medioevo: Terra di Cisterna. È un documento catastale del 1782 che ne da la prova storica definendo il territorio occupato dal borgo: Terra di Cisterna, dove cisterna, lo ricordiamo è l’antica ‘fossa di Nerone’. I Frangipane la ricostruirono, fortificandola e le regalarono due secoli di pace e prosperià, fino alla distruzione del 1328. L’11 giugno di quell’anno, Ludovico il Bavaro, scomunicato da papa Giovanni XXII, perché ebbe l’ardire di autoproclamarsi Imperatore di Germania, attraversò il territorio pontificio, punendo chi aveva appoggiato il papa ( fuggito ad Avignone ) e con l’intenzione di depredare il suo regno. Terra di Cisterna fu rasa al suolo e per ben due secoli fu abbandonata.
Ma non da tutti, attorno alle rovine del castello costruito dai Frangipane erano rimaste pochissime famiglie per lo più indigenti anche se il territorio era ricco e costantemente conteso dai nobili che s’alternavano ai favori del papato.
È il 1504 quando i Caetani, appoggiati da papa Giulio II, entrarono ufficialmente in possesso di Terra di Cisterna, che davvero non sembrava a chi la vistasse una landa desolata: “visitor se cotulit ad Oppidum Cisternae, quod situm est in aedem planitia et habet agrum undique per multa miliaria ita nemoribus ac silvis repletum, ut amenum viridarum potius quam agreste agrum videatur…”
( Il visitatore giunse presso il castello di Cisterna, questo luogo si trova in pianura ed ha una campagna che si estende per molte miglia fino al mare, ricoperta di foreste e sembra di vedere un giardino fiorito, più che un campo incolto).
Terra di Cisterna ed i suoi trecento chilometri quadrati rimasero così, anche per il fallimento del secondo tentativo di bonifica dalle paludi ( il primo fu dell imperatore Nerone ), del 1778. Pio IV nell Età Moderna non riuscì a terminare l’Opera Magna solo perché si mise di mezzo il latifondo e la Rivoluzione Francese.
Terra di Cisterna, o semplicemente Cisterna com’era d’uno schiamarla conservò il suo antico e medievale nome fino al 1870. La caduta dello Stato Pontificio e il novello Regno d’Italia le diedero il nuovo nome: Cisterna di Roma. Fu il Fascismo e la sua opera di bonifica a cambire ancora una volta il nome di Cisterna. L’appellativo ‘di Roma’, che gli era dovuto più come segno esemplare di sconfitta dello stato pontificio che questa città aveva sempre appoggiato ed esaltato, fu tramutato in Cisterna di Littoria; Littoria la città costruita sul territorio bonificato, la città esempio della forza del Fascismo, nel massimo splendore e potenza, la città costruita ‘a dispetto’ da Mussolini, a dispetto proprio di Cisterna ( ma questa è un altra storia che vi racconteremo in un altro reportage). La fine della seconda Guerra Mondiale, che causò la terza delle distruzioni della città, rasa completamente al suolo dai bombardamenti navali americani, nel tentativo di spezzare la Linea Gustav, la più importate linea di difesa nel sud dell’ Italia occupata dai nazionalsocialisti di Hitler, fu il segno che portò alla fine del nome Cisterna di Littoria. Littoria divenne Latina, la città del Novecento, conservatrice dell’architettura fascista ma dall’animo ‘latino’, antico. Cisterna divenne dunque ‘di Latina’. Fino ai giorni d’oggi. Giorni che vedono il riacutizzarsi del campanilismo della gente pontina, che nel tentativo di strappare alla terra le radici storiche della sua nascita, ne riscoprono il valore storico, pari solo a Roma. È dei giorni scorsi la proposta ufficiale di cambiare il nome di Cisterna di Latina in ‘ Cisterna’ la città dalla quale, con buona probabilità tutti noi abbiamo un motto di ringraziamento. Le cisterne che tutti noi conosciamo, quegli enormi contenitori di liquidi o granaglie sono sostanzialmente chiamate così, proprio per quello che Nerone costruì nella campagna pontina. La sua ‘fossa’ costruita in terrae cis-aeternam. Ulubrae, il primo villaggio, Tres Tabernae, la stazione di sosta sulla via Appia dove anche San Paolo sostò, nel suo secondo viaggio verso Roma, poi Oppidum Cisternae, Cisternae Castrum, Fossa di Nerone, Terra di Cisterna, Cisterna di Roma, Cisterna di Littoria ed ora Cisterna di Latina. Se mai un giorno il Consiglio Comunale cisternese ratificherà questa decisione, la speranza di questo modesto redattore è che le sia dato il nome di Cisterna Latina, perché Cisterna infondo non ha mai smesso d’essere ‘latina’ anche dopo tre distruzioni, terra patria dei Volsci, il grande regno pontino che fu l’alba della Roma Imperiale. L’ Associazione Esso Chissi di Cisterna s’è fatta alfiere di recuperare la storia antica della città, nome compreso. A Palazzo Caetani, il moderno e prestissimo polo museale dell’ intera area pontina, con una permanente al piano nobile e una petizione popolare saranno di prezioso aiuto per tutti quelli, cisternesi e no, che vorranno contribuire con una firma affinché il Consiglio Comunale possa decidere col consenso scritto di tutti a procedere alla restaurazione dell’anima di questa incredibile città. Uno dei poeti cisternesi che debbo profondamente ringraziare per avermi permesso di frugare ta i suoi ricordi e le sue carte, Umberto Pichi la definisce: Terra di Sogno, terra di mistero. Troppe domande, senza una risposta, rimangono rinchiuse nel tuo grembo e tra le pieghe anguste della storia.

Livio Cotrozzi

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Vedi anche la RASSEGNA STAMPA DEL COMUNE DI CISTERNA AL SITO:

http://www.comune.cisterna-di-latina.latina.it/intranet/rass/13_lug_09.pdf

 
 
 
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